In corso

Production title:
Art à guérir

Una produzione di Carrozzeria Margot




Production team:
Paola Monasterolo, Producer
Daria Carmi, Production manager
Silvia Mangosio e Mary Zurigo, Assistant producer
Fondazione Wurmkos onlus (Pasquale Campanella), Artistic development
Emanuele Cavallo, Earthen constructions consultant

Art à guérir è una produzione artistica che si colloca all’interno del progetto di cura dell’ospedale.

Art à guérir è finalizzata alla costruzione di uno spazio architettonico non medicalizzato.

Art à guérir è dedicata agli accompagnatori di chi è ricoverato.

Art à guérir vuole offrire uno spazio di svago, relazione, sostegno, informazione


INFO:
artaguerir.tumblr.com
carrozzeriamargot.wordpress.com






Art à Guérir promuove la salute nel contesto di cura

L’ospedale è uno spazio gestito dalla medicina e dedicato al malato; è un’istituzione per la comunità, scenario per poveri e ricchi che lo sguardo clinico e la sofferenza avvicina.
Attraverso questa inedita produzione, CM propone lo sviluppo di un’operazione artistica che abbia la sua collocazione all’interno del progetto di cura dell’ospedale, al fianco dei professionisti del settore e delle persone che lo vivono.

Art à Guérir è un’operazione con il luogo tesa ad offrire un nuovo servizio dedicato agli accompagnatori di chi è ricoverato, che faciliti l'incontro tra gli accompagnatori e le persone ricoverate.
È utile considerare che i malati/degenti provengono sempre da un contesto nel quale sono inseriti. Di questo contesto e delle persone che lo compongono si deve tener conto. Le persone che per molteplici circostanze ci stanno accanto (vicini di letto in una stanza di ospedale, operatori sanitari, operatori delle pulizie ambientali, parenti, amici, conoscenti, parenti del vicino di letto) condizionano in tutti i modi il nostro umore.
Ci sono persone che inaspriscono il malato mentre lo assistono, aumentano la sua aggressività, non accontentano il suo bisogno di sapere, di essere coinvolto nella relazione terapeutica. Alcuni visitatori non vogliono accompagnare, non vogliono imparare. Questi visitatori sono dannosi non solo per le persone che vengono a trovare, ma anche per gli altri visitatori, per gli altri ammalati della stanza, per gli operatori coinvolti nel percorso di cura.
Altri visitatori cercano di inserirsi nel momento, nel contesto, di trovare mezzi e strategie per sostenere e per sostenersi. In molti casi coloro che assistono una persona malata tendono a non domandarsi se potrebbero anche loro aver bisogno di attenzione. E quando lo si desidererebbe non è semplice sapere a chi e dove rivolgere i propri dubbi e le proprie paure per ricevere un sostegno.

Art à guérir è finalizzata alla costruzione di uno spazio architettonico non medicalizzato.
Esiste un elemento in gioco di fondamentale importanza: lo spazio dove le figure si trovano ad interagire. Uno spazio non solo fisico ma anche psicologico, che assume un'importanza centrale nel regolare le emozioni, il comportamento, le aspettative di chi si muove entro la dimensione ospedaliera e che per questo può risultare determinante nel processo terapeutico.
Si desidera lavorare su un luogo specifico, dilatando l’area di separazione tra il dentro e il fuori che oggi è costituita dalla sala d’aspetto. Intervenire per modificare e arricchire di senso e significato uno spazio nella struttura ospedaliera in disuso dalla localizzazione e architettura adeguate, o intervenire per costruire un luogo dedicato, potrebbe davvero comportare un miglioramento dell'intero percorso di cura nelle varie fasi della malattia.

Art à guérir vuole offrire uno spazio di svago, relazione, sostegno, informazione
Provare a dare a questo spazio la possibilità di educare alla malattia, di creare una serena consapevolezza, capace di rendere reale l'interazione fra le diverse figure e costruire una rete di supporto positiva nell'affrontare la malattia è l’obiettivo del progetto.


Carrozzeria Margot

è una casa di produzione d’arte contemporanea.

L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di sviluppare un’impresa innovativa sia sul piano delle dinamiche di lavoro collaborativo che su quello di sostenibilità economica in ambito artistico, mediante l’osservazione dei rapporti di trasformazione reciproca fra opere d´arte e spettatori e la costante verifica del concetto di ‘funzione’ dell’arte nei confronti della società.

Per questo abbiamo scelto di relazionarci sempre con la complessità dei contesti socio-politici in cui agiamo. Ogni produzione di CM ha come punto di partenza un bagaglio di idee e una rete di relazioni, che CM mette a disposizione all’interno del processo di produzione, perchè siano sviluppate attraverso un dialogo con tutti gli interlocutori interessati.
Il nostro lavoro è guidato dalla convinzione che l’arte abbia l’abilità di connetterci, di portare all’azione e prendere decisioni condivise.

CM agisce come un’associazione di professionisti che operano nel campo dell’arte contemporanea.
“A professional is someone who has a combination of competence, confidence and believe”.[1]
CM si struttura in:
. staff: composto dalle persone che collaborano alla direzione artistica e gestionale. Chiunque nel rispetto dell’etica e delle finalità di CM, può proporsi per entrare a far parte dello Staff.
. partners: lavorano con noi vari collaboratori esterni coinvolti dallo staff sulla base delle esigenze di ogni singola produzione. Siano essi invitati a singole produzioni o a collaborazioni continuative.
. trustees: sono essi persone la cui responsabilità è quella di essere consulenti e garanti. Essi vengono consultati ogni qualvolta si debbano prendere decisioni per la risoluzione di problemi o controversie in cui ci sia la necessità di riferirsi ad un gruppo decisionale allargato ed orizzontale. Inoltre sono convocati annualmente alla verifica del lavoro svolto da CM nel rispetto della mission e dello statuto condivisi. Chiunque si riconosca nell’identità di CM e voglia avere una responsabilità attiva può chiedere di essere parte dei trustee.

Riteniamo sia “necessaria la presenza di un elevato numero di persone con differenti punti di vista, esperienze, background e desideri per creare un gruppo che non sia auto-riferito, ma al contrario sia capace di riflettere la complessità delle comunità che viviamo quotidianamente e che sia dunque in grado di apprendere”[2].

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[1] Bunker Roy, The Barefoot College; [2] definizione del termine ‘Adeguata variabilità’ di Anthony Blake