UN MONUMENTO PER FRASSINETO PO



Kg 5633,9




Un progetto di
Paola Monasterolo
ideato per Frassineto Po

2012 - 2013

100 blocchi in cemento bianco, ghiaie e ciottoli del fiume Po, terre e ossidi colorati, laterizio, cera d’api

A cura di
Par coii bsogna semnà / Chi semina raccoglie
Daria Carmi in collaborazione con Matteo Ferrando e Luca Percivalle

Con il contributo di
Fondazione CRT

Promosso da
Comunedi di Frassineto Po

Sponsorizzazione tecnica di
Buzzi Unicem, Allara Spa, Pietrantica

Produzione esecutiva
Casalone Arredo Cemento, 2b Promo - promozione aziendale


Par coii bsogna semnà / Chi semina raccoglie 2012

Arte Pubblica a Frassineto Po
Frassineto Po: Un laboratorio aperto per riflettere sull’idea di monumento e sul territorio



Il progetto è stato elaborato in seguito ad una residenza che ha coinvolto otto artisti, ed è stato selezionato dai cittadini in sede d'assemblea pubblica.

INFO: www.parcoii.org

Qui i video che raccontano la storia del progetto


fotografia di Ilaria Zennaro
fotografia di Juan Esteban

Il monumento per Frassineto Po è una favola composta da 100 blocchi; ognuno racconta un momento della vita degli abitanti del paese offerto in risposta a questa domanda: “Quando ti sei sentito VIVO?”.
Sulla superficie dei blocchi si legge un numero che corrisponde al peso in chilogrammi della persona che ha partecipato raccontando la propria storia. C'era una pratica votiva nel medioevo che prevedeva l'offerta ad un Santo di un blocco di cera del peso corrispondente al neonato per votarlo alla vita. L’opera custodisce l’emozione degli abitanti, riscattandola e recuperando questo augurio di continuità.
La realizzazione del monumento è stato un percorso intenso di confronti, trasformazioni, compromessi e adattamenti. Inizialmente era stato previsto l’utilizzo della Pietra da Cantoni -grossolanamente chiamata tufo- un materiale lapideo della tradizione edilizia dei paesi del Monferrato Casalese. La fine dell’attività estrattiva negli anni ’50 e la chiusura delle cave hanno determinato però l’impossibilità di recuperarne blocchi delle dimensioni necessarie alla realizzazione del progetto. Alcuni Frassinetesi hanno dichiarato inoltre di non riconoscere la Pietra quale elemento rappresentativo del loro territorio, essendo fisiologico piuttosto della cultura della collina. I due aspetti congiunti hanno determinato l’inizio della sperimentazione di un nuovo materiale che mettesse assieme più tradizioni locali di costruzione.
La raccolta delle storie è stato l’altro aspetto fondante del lavoro: è durata tre mesi, in alcuni casi sono state il risultato di un racconto orale, molte altre sono giunte per scritto su una cartolina imbucata in una cassetta da lettere posizionata nel luogo dove oggi sorge il monumento.


LA LETTERA AI FRASSINETESI


Sono state imbucate circa 600 lettere.

fotografia di Ilaria Zennaro

Frassineto Po, Maggio 2013

Cari Frassinetesi, esistono istanti intensi che punteggiano le nostre vite. Parlo di quegli attimi in cui ci si sente vivi, potenti e fragili assieme. Questi momenti possono annidarsi ovunque: piccole vittorie, passioni clamorose, passioni silenziose, soddisfazioni anche piccolissime, il profumo dei giardini fioriti, la cena con gli amici, un pericolo scansato, la fine di qualcosa di difficile, l’inizio di una nuova vita, la pesca del pesce più grosso. Momenti in cui siamo concentrati sulla situazione e la mente che spesso è dispersa si ricompone.
Vi scrivo questa lettera per comunicarvi l’inizio del percorso che porterà alla costruzione - nel mese di settembre - in piazza Vittorio Veneto a Frassineto Po.
Il monumento, nel corso dei secoli, è stato costruito per non far dimenticare fatti o persone eccezionali, in ricordo di un passato capace di essere monito per il presente. La sua importanza è dunque legata ai valori di cui è investito e che rappresenta, alla rilevanza che ha per i suoi abitanti e agli eventi cui fa riferimento. Quando mi è stato chiesto di immaginare un monumento a Frassineto, mi sono chiesta a chi o a che cosa poter offrire gloria in questo paese di 1.400 abitanti circa, ciascuno con storie e interessi molto diversi.
Ho scelto di onorare le emozioni più forti della vita, per cercare di costruire, in maniera cooperante, una memoria intima e collettiva. La bellezza di questi momenti, scelti e offerti da chi di voi vorrà esserne parte, investirà la scultura. La storia da voi raccontata sarà trasposta in un blocco ottenuto dalla miscela di materiali locali. I sentimenti continueranno a permanere amplificati nella memoria collettiva di un’opera che sarà al contempo una scultura e una piazza, dove sarà possibile sedersi, leggere, chiacchierare.
Cosa significa ricordare? Rimembrare significa rifare presente l’essere stato nel passato o, diciamo, l’esserci stato. Rimemorare significa proiettare una luce sul presente e, come fa con un testimone nella staffetta, portarlo alle nuove generazioni e alle “cose di dopo”.
I blocchi riporteranno il peso e la storia della persona che ha offerto il racconto. I blocchi affiancati comporranno la scultura. La scultura sostituirà una porzione della pavimentazione esistente, la quale sarà ritagliata e scavata per poi essere riempita dei singoli pezzi. La sua dimensione varierà in base ai partecipanti.
Vi chiedo quindi di prendere le vostre passioni e gettarle nella bilancia, di riportare all’immaginazione una scena di cui volete custodire quello che provavate e riscattarlo. Questa è un’occasione per dire la vostra parola e essere parte di un monumento dedicato al paese.

Vi chiedo di pensare a questa domanda: “Quando ti sei sentito vivo?”

Paola Monasterolo


LA SCELTA DEL MATERIALE



Immagine di copertina del volumetto: “I fiumi italiani e le calamità artificiali” Regione Piemonte – Ente riserve naturali Garzaia di Valenza Garzaia di Bosco Marengo (1988)

Il 12 Aprile 2013 si svolge il primo incontro con Paolo Sassone presso il suo studio di geoingegneria ambientale mineraria per definire la composizione del materiale del monumento. Seguono confronti e consigli.

La sollecitazione di Paola Monasterolo mi è arrivata inaspettata: “Come raccontare storie di un’antica comunità, attraverso quali materiali geologici e costruttivi locali, ovviamente studiandoli, sperimentandone le relazioni, le miscele, le forme, l’aspetto, la resistenza al tempo?” In realtà, dopo anni passati a studiare i materiali costituenti le formazioni geologiche del Monferrato casalese, non stavo aspettando altro. Quale migliore occasione per parlarle della meravigliosa miscela di materiali costituenti la nostra storia passata e recente: i gloriosi cementi e calci derivanti dalla cottura delle marne del Casalese, la Pietra da Cantoni di medioevale estrazione e impiego, mescole di terre coloranti e terrecotte derivanti delle colline pleistoceniche, le ghiaie ed i ciottoli rimodellati fluitati dal Fiume Po dalle Alpi, in un continuo contrasto di forze endogene ed esogene che da milioni di anni si contrappongono inesorabilmente per smantellare il fronte collinare avanzante sulla pianura, che reagisce smangiandolo, piano piano, grazie all’azione di miliardi e miliardi di piccole scalfitture di ogni ciottolo di Po trascinato dall’acqua contro la marna collinare in un millenario scontro-incontro fiume colli, che non vedrà vincitori. In questo colossale e silenzioso fenomeno orogenetico, si inseriscono le vite uniche di alcuni Frassinetesi, raccontate, raccolte, scritte, miscelate, litificate in blocchi di una miscela inedita che rappresenta la sintesi della Materia e del carattere della nostra bella terra di Monferrato. Esse non potevano che avere la forma dei prismi, utilizzati a centinaia di migliaia negli anni passati dall’uomo (il bimbo della foto) per cercare di inserirsi flebilmente (ed inutilmente?) nell’infinita lotta di erosione del fiume e delle colline. La miscela litica ottenuta, impregnata di storie, ora non può che rappresentare la fermezza, con tenere incrostazioni e dolci spalmature, della nostra gente…

Paolo Sassone, monferrino e geologo


LA PRODUZIONE





Angelo Casalone è un artigiano, esperto nella realizzazione della falsa pietra utilizzando miscele a base di cemento. La sua carriera nel settore è iniziata a 15 anni. La sua officina a Ozzano Monferrato è un porto di mare. Lì dentro abbiamo costruito i cento blocchi che costituiscono oggi il monumento. Angelo conosce bene l’arte di arrangiarsi per risolvere situazioni impreviste, è un professionista ed un uomo di cuore.

[Paola] Cosa ci guadagni Angelo dal lavoro che stiamo facendo? [Angelo] Una soddisfazione morale. Il piacere di sapere che servo a qualcosa; di vedervi contenti. Se lo fai per il denaro, un lavoro così, non lo fai. Ma arrivato alla mia età, le capacità acquisite devono essere messe a disposizione sul mercato per idee come questa: altrimenti a che cosa è servito il lavoro di tutta una vita?conosci gente nuova.

Cosa puoi dire di questa produzione? E' una delle opere più grandi che abbiamo realizzato. Come quantità di materiali è un lavoro da industria piuttosto che di artigianato: 90 quintali di inerte e 26 quintali di cemento. La lavorazione sperimentale dei blocchi si avvicina alla tecnica che adopero nel mio campo; abbiamo utilizzato il mattone in polvere e le pietre del fiume dove io solitamente uso la graniglia di marmo, non credevo che avremmo ottenuto un effetto così soddisfacente. E poi, lavorando insieme, è bello a farsi.


«L’idea che sta dietro al mio lavoro è quella di creare, non oggetti, ma occasioni in cui gente diversa possa incontrarsi, possa parlare, discutere. Non è nelle mie intenzioni costruire una struttura che imponga determinati significati. (…) Vorrei che nei miei spazi la persona trovasse i propri significati.»

Da un’intervista di Francesco Bonami a Vito Acconci, in Flash Art n.166, Febbraio-Marzo 1992



fotografia di Juan Esteban


fotografia di Juan Esteban


fotografia di Ilaria Zennaro


fotografia di Ilaria Zennaro